SVEZIA E FINLANDIA AD UN PASSO DALLA NATO

SVEZIA E FINLANDIA AD UN PASSO DALLA NATO

A cura di Luigi Olita 

La decisione che il governo finlandese e proprio in queste ore, quello svedese, hanno preso, cioè quello di chiedere formalmente l'ingresso all'interno dell'Alleanza Atlantica, è un vero e proprio scacco matto per Mosca. L'invasione dell'Ucraina ha messo in allarme i due paesi nordici, che hanno deciso, per timore e per salvaguardare la loro sicurezza nazionale di abbandonare i loro status precedenti l'invasione. La Finlandia infatti, sin dagli anni Quaranta del Novecento ha adottato una politica di neutralità, nonostante i dissidi con l'URSS per la Guerra d'Inverno, e la Svezia ha deciso di intraprendere lo stesso cammino. Le reazioni dal Cremlino dopo la decisione di Helsinki di abbandonare la politica di neutralità e chiedere l'integrazione all'interno dell'orbita Atlantica non si sono fatte attendere, poiché il vice ministro degli affari esteri, Sergej Ryabkov ha affermato che la decisione della Finlandia avrà forti ripercussioni sul futuro dei due Paesi. Di diverso avviso è stato Vladimir Putin, il quale ha affermato che la decisione di Helsinki non mina affatto la sicurezza della Russia, poiché i rapporti tra Mosca e la Finlandia si sono sempre mantenuti stabili e senza minacce. Ovviamente una delle prime azioni messe in atto dopo ciò, è stata la sospensione dell'energia elettrica dalla Russia alla Finlandia. 

Dunque con le decisioni dei due governi, l'allargamento dell'Alleanza Atlantica procede ma a primo impatto senza destare un'eccessiva preoccupazione al Cremlino. Ciò sarebbe dettato dal fatto della diplomazia cordiale tra i tre Paesi e soprattutto che a differenza dell'Ucraina non era presente già un conflitto alle porte della Russia in territorio finlandese. A porre però un muro alle decisioni all'interno della NATO è ovviamente Erdogan, il quale ha posto il veto per l'entrata dei due Paesi nell'alleanza militare, giustificando il fatto con l'accusa nei confronti di Stoccolma di finanziare il PKK, cioè il partito dei lavoratori del Kurdistan e di sostenere alcuni suoi membri in territorio nazionale. La presa di posizione di Erdogan, per quanto possa essere veritiera, nasconderebbe in ogni caso un timore per un possibile aggravarsi della situazione tra NATO e Russia e la paura dello scoppio di un conflitto su larga scala che potrebbe arrivare sino alle porte della Turchia. Erdogan si è da sempre posto come mediatore tra Ucraina e Russia, pur rifornendo di droni Bayraktar TB-2 Kiev. Ovviamente la sua diplomazia mira a prevenire un allargamento del conflitto e delle tensioni dopo le ultime decisioni, che nonostante vengano reputate da Putin come non preoccupanti, a lungo andare potrebbero essere davvero la causa scatenante di una escalation ben più grave rispetto al teatro ucraino. Con ciò, il braccio di ferro del Sultano con Washington prosegue, ed Erdogan pare non essere per nulla intenzionato a mollare la presa.