LE MIRE DEL SULTANO IN AFRICA

LE MIRE DEL SULTANO IN AFRICA

A cura di Luigi Olita

La Turchia di Erdogan è da qualche tempo una spina nel fianco della NATO e soprattutto dell'intero Medioriente. Un vero e proprio cane sciolto, con una politica estera modellata per intavolare le trattative con il miglior offerente e spostarsi in modo opportunista tra Mosca e Washington. Le ultime mire geopolitiche di Erdogan, dopo il sostegno all'Ucraina con la vendita di droni Bayraktar TB-2 all'esercito ucraino per fronteggiare un'ipotetica guerra con la Russia, hanno raggiunto anche l'Africa. Il summit Africa-Turchia tenutosi ad Istanbul a metà dicembre, ha segnato un'avanzata sempre più temibile di Ankara anche nel continente africano. L’accordo messo a punto dal presidente turco e dalla sua diplomazia con 16 Paesi africani prevede una collaborazione nei settori del commercio, pace e sicurezza, educazione, infrastrutture, agricoltura e salute. Erdogan ha anche affermato che l'Africa dovrebbe avere un seggio al consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per la sua importanza nelle dinamiche globali.

Ovviamente l'impegno di Erdogan nel sostenere le iniziative e la cooperazione con i Paesi del continente africano è dettato anche dal fatto che la diplomazia di Ankara si sta muovendo in modo sempre più pressante e ramificato, contribuendo alla nascita di uffici diplomatici, per la cooperazione e culturali, con l'obiettivo di superare anche le mire egemoniche del Dragone. Gli affari intavolati dal Sultano con i suoi interlocutori africani, spaziano dai vaccini, con la vendita del Turkovac, cioè il nuovo vaccino messo a punto dalla Turchia, fino agli armamenti già venduti sia all'Ucraina sia all'Azerbaijan. Parliamo dei già citati droni Bayraktar TB-2, venduti ultimamente anche all'Etiopia per fronteggiare i ribelli nella guerra del Tigray. Il sostegno turco al governo etiope ha messo in allarme Washington, che ha intimato ad un cessate il fuoco

Le preoccupazioni USA, lanciate dal dipartimento di stato americano, si sono soffermate sulle condizioni umanitarie in costante peggioramento per quanto riguarda gli scontri nel Tigray, celando soprattutto una preoccupazione per quanto riguarda le mire egemoniche di Ankara. Un problema non da poco per Washington, che si trova ad avere la seconda potenza più forte militarmente della NATO ad inseguire le sue mire egemoniche in un continente fondamentale per gli USA. Un continente ormai diviso e diventato un obiettivo non solo di Ankara, ma anche della Francia, Russia e della Cina. Erdogan, con la sua politica estera, sta mettendo in seria difficoltà la Casa Bianca, e vede Joe Biden non solo mettere a punto alleanze per fronteggiare le spire del Dragone intorno all'Indo Pacifico ed al continente africano, ma cercare di tenere a bada una potenza alleata, quale è la Turchia che giocando sul fattore religioso e geostrategico, mira a raggiungere il ruolo di potenza egemone all'interno del mondo musulmano, inimicandosi, dunque, anche le monarchie del Golfo. Un vero problema per Joe Biden e per Vladimir Putin.