KIEV CHIAMA, WASHINGTON RISPONDE

KIEV CHIAMA, WASHINGTON RISPONDE

A cura di Luigi Olita

La questione del ritiro della missione diplomatica russa presso la NATO ha da subito smosso le diplomazie dell'alleanza Atlantica e soprattutto quella di Washington. Infatti, il segretario alla difesa americano, il Generale Lloyd Austin, si è recato subito dopo l'annuncio del ministro degli affari esteri russo, Sergej Lavrov, in Ucraina. Il capo del Pentagono ha avuto modo di incontrare il Presidente Ucraino Volodymir Zelensky per discutere riguardo la sicurezza nel Mar Nero, affermando inoltre che l'entrata all'interno dell'Alleanza Atlantica dell'Ucraina e della Georgia, che è stata visitata sempre in questi giorni dal Generale americano, è una questione fondamentale per gli USA. L'endorsement di Austin per l'ingresso di Ucraina e Georgia nella NATO arriva dopo la decisione russa, superando soprattutto la riluttanza inizialmente mostrata da Joe Biden su questa questione. 

Infatti il Presidente americano si mostrò cauto riguardo le richieste di Kiev di entrare a fare parte dell'Alleanza Atlantica proprio per la corruzione dilagante all'interno della politica ucraina. Austin, con i suoi incontri diplomatici e l'accettazione delle richieste ucraine ha cercato di tamponare lo scacco messo in atto da Mosca contro la macchina da guerra militare occidentale. Inoltre, il segretario alla difesa ha rimarcato la ferrea volontà da parte di Washington di difendere la sovranità sia di Kiev che della Georgia, cioè due Paesi in prima linea come possibili vittime da parte dell'aggressione russa. Kiev, dopo l’endorsement della Casa Bianca, ha iniziato, per l'ennesima volta, a scaldare i motori per quanto riguarda la mobilitazione dell'esercito. Infatti, secondo fonti accreditate, il governo di Kiev avrebbe messo a punto una strategia con i vertici della difesa, per ricominciare nuovamente attacchi militari nel Donbass. La presa di posizione ucraina, è dettata anche dal fatto di aver ricevuto armi e munizioni da parte degli alleati americani nei giorni scorsi. 

La situazione nel Donbass, dunque, non si appresta a terminare, soprattutto per l'affronto diplomatico mostrato da Mosca verso Washington. Un affronto mal sopportato dalla presidenza americana che sta perdendo terreno sia con la Cina che con la Russia, che, però si è da sempre dimostrata meno impulsiva rispetto al Dragone cinese nel reagire alle prese di posizione americane. Per punire ancora di più Mosca per il suo affronto, l'UE ha conferito proprio in questi giorni il premio Sakharov allo storico oppositore di Putin, Alexey Navalny. Un premio per la libertà di pensiero, utilizzato come strumento politico punitivo contro Mosca e conferito ad una pedina dimostratasi più volte accondiscendente con il razzismo, la xenofobia, l'estremismo di destra ed il neonazismo, temi che dovrebbero invece essere combattuti strenuamente dall'Unione Europea. In questo caso l'Europa dovrebbe fare attenzione al conferimento di tali premi che andrebbero a lodare la libertà di pensiero, che pare essere sempre a senso unico se si tratta di attaccare coloro che vengono definiti come nemici geopolitici, utilizzando come "burattini" individui che fanno propri temi che con la libertà di pensiero e con la libertà dell'individuo non hanno invece nulla a che fare.