IL BRACCIO DI FERRO DI LUKASHENKO

IL BRACCIO DI FERRO DI LUKASHENKO

A cura di Luigi Olita

La tensione al confine tra Bielorussia e Polonia è salita alle stelle in queste settimane tanto da spingere le alte cariche europee all'idea di finanziare un muro per il blocco dell'immigrazione proveniente dal territorio bielorusso. Varsavia ha posto oltre alla polizia di frontiera, anche un manipolo di soldati per difendere i confini minacciati da Lukashenko, il quale, similmente al presidente Erdogan, può contare sull'arma dell'immigrazione per fare fronte alle minacce provenienti da Bruxelles. Quest'ultima si è detta favorevole ad un aumento delle sanzioni verso la Bielorussia, scatenando una reazione molto grave da parte del presidente Lukashenko che ha minacciato di tagliare i rifornimenti di gas all'UE attraverso il gasdotto Yamal Europe che attraversa Russia Bielorussia e Polonia per poi arrivare in Germania ed attraverso il quale passa il 20% di idrocarburi provenienti dalla Russia.

Il presidente russo Vladimir Putin, accusato da molti esponenti del mondo politico europeo di essere dietro la "congiura migratoria" messa in atto dal piccolo satellite bielorusso, ha intimato in questi giorni di ammorbidire i toni, anche telefonando alla cancelliera uscente Angela Merkel. Oltre alla diplomazia, per mostrare il suo sostegno all'alleato Lukashenko, l'aviazione russa ha più volte presenziato nelle ultime ore i cieli bielorussi, andando in questo modo ad allarmare non solo Varsavia, ma anche Kiev. A sostegno della Polonia, il rispettivo governo ha affermato nelle ultime ore che l'esercito britannico contribuirà a rafforzare la difesa dei confini tra Polonia e Bielorussia, sollevando in questo caso lo spauracchio della NATO ai confini della Bielorussia.

Già lo scorso anno, durante le elezioni che sancirono la riconferma di Alexander Lukashenko, i sospetti di azioni da parte dell'Alleanza Atlantica, soprattutto a sostegno della leader dell'opposizione Tikhanovskaya, vennero denunciati dal presidente bielorusso. Infatti quest'ultimo affermò che le proteste per le strade di Minsk e di altre città bielorusse erano state fomentate dall'intervento di intelligence straniere appartenenti alla NATO, citando a rapporto, secondo gli avvertimenti del KGB, la Polonia, gli Stati Baltici e la Gran Bretagna. Il chiaro accerchiamento da parte dell'UE e soprattutto di un possibile appoggio britannico, leggasi NATO, ai confini tra Polonia, Bielorussia ed Ucraina avrebbe si lo scopo di fermare la bomba migratoria che si disperderebbe in seno all'UE, ma anche l'obiettivo di minare ancora di più il potere del vecchio sovietico Lukashenko, il quale ha ormai de facto e probabilmente anche de jure, giurato fedeltà a Mosca con gli accordi di cooperazione economica e militare firmati ultimamente. 

Dunque un attacco asimmetrico diretto anche a Mosca, auspicato soprattutto da Polonia ed Ucraina, arci nemiche del Cremlino. La bomba migratoria ha avuto in questi caso un lato positivo, poiché le tensioni delle ultime settimane tra Bruxelles e Varsavia riguardo le leggi europee e nazionali polacche che avevano coinvolto la corte costituzionale polacca, sono state ammorbidite, o quasi accantonate proprio dalla minaccia bielorussa. Bruxelles si è schierata dalla parte di Varsavia per quanto riguarda il respingimento dei migranti, gli stessi utilizzati per fare la morale alle autorità italiane quando vennero messe in atto, seppur discutibili, mosse forti per fermare l'immigrazione clandestina proveniente dal Nord Africa ed attraversante il Mediterraneo. Una ipocrisia da parte di Bruxelles che adesso si serve della Polonia non solo per respingere una bomba migratoria pericolosa per gli equilibri degli Stati, ma soprattutto si serve dell'immigrazione per non alzare le ostilità con Varsavia.