IL BRACCIO DI FERRO DELLA POLONIA

IL BRACCIO DI FERRO DELLA POLONIA

A cura di Luigi Olita

La questione che in queste settimane sta dividendo l'UE con Varsavia è agli occhi di tutti come un chiaro esempio di genesi di Polexit. La Polonia è, infatti, insieme alla alleata Ungheria, la vera spina nel fianco dell'Unione Europea. Le ultime diatribe che Bruxelles è stata costretta a combattere con Budapest risalgono alla fine del 2020 con la legge contro la propaganda LGBT nelle scuole attuata dal governo magiaro, e soprattutto con i veti imposti dagli ambasciatori di Polonia ed Ungheria a Bruxelles sui fondi europei. In queste settimane è arrivato, nuovamente, il turno della Polonia contro Bruxelles, proprio perché la Corte Costituzionale polacca ha affermato che alcuni articoli dei trattati europei sono incompatibili con la Costituzione del Paese. 

Il governo di Mateusz Morawiecki ha dunque accusato l'Unione Europea di sforare oltre le sue competenze ed i suoi poteri, destando scalpore all'interno dello scacchiere europeo riguardo la possibilità da parte della Polonia di andare incontro ad una Polexit. Già si temeva qualche mese fa, quando appunto il partito Fidesz di Viktor Orban era stato espulso definitivamente dal PPE, una possibile uscita dell'Ungheria dall'UE, cosa poi non avvenuta anche per meri calcoli politici da parte del leader magiaro. Non è un mistero, in ogni caso, che l'Unione Europea vada, la maggior delle volte, oltre le sue prerogative e si inserisca in maniera arrogante negli affari interni dei Paesi membri. Il governo Morawiecki ha puntato i piedi facendo prevalere le leggi interne rispetto alle leggi europee soprattutto dopo il verdetto della Corte Costituzionale del Paese. Il capo del governo polacco ha parlato alla sessione plenaria del 19 ottobre a Strasburgo, esponendo la difesa del governo di Varsavia nel rispettare la sovranità nazionale

Ovviamente, le preoccupazioni, oltre alla forte irritazione, da parte di Bruxelles per la possibilità di un'uscita da parte della Polonia dall'UE sono emerse dopo questo ultimo schiaffo. Anche se il terrore della Polexit per i più europeisti, ma desiderata dai più euroscettici, andrebbe concepita più come una minaccia che come una vera e propria decisione paventata. Il perché di questo braccio di ferro andrebbe ricercato nella capacità da parte di Varsavia di aumentare il suo potere contrattuale in sede europea, oltre al fatto di non cedere a possibili pressioni, già arrivate verso Budapest, patria del "politicamente scorretto", da parte di Washington. Quest'ultima è da sempre alleato di Varsavia tanto da intitolare al Presidente Donald Trump una base militare in territorio nazionale, la Fort Trump. 

In questo contesto andrebbe analizzato anche il ruolo del partito di governo a Varsavia, il Pis (Diritto e Giustizia), il quale è da sempre stato euroscettico, ma mai fino all'estremo, rispetto ad altri movimenti presenti in Polonia. Dunque questa presa di posizione, pur intimorendo l'Unione Europea, avrebbe un chiaro intento di mostrare i muscoli insieme all'alleato magiaro per ottenere sempre più potere contrattuale in sede europea. La Polexit renderebbe comunque la Polonia ancora più isolata di quanto non lo sia adesso, soprattutto con una Bielorussia in forte attrito con Varsavia e con Mosca da sempre osteggiata. L'UE e Washington sono due vere e proprie garanzie per Varsavia, ma l'ultima parola sarà da ascoltare alla sessione plenaria di Strasburgo.